TLC: chiusa l’asta per le frequenze 5G

Dopo 14 giorni di miglioramenti competitivi e 171 tornate è stata chiusa l’asta per il 5G che ha visto partecipare i grandi colossi delle telecomunicazioni in una “guerra” all’ultima “banda”.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha comunicato che l’introito raggiunto ha superato del 130,5% la base d’asta e del 164% il valore delle offerte iniziali. La banda più prestigiosa e desiderata è stata la 3,6 – 3,8 in quanto possiede frequenze molto ampie (quelle da 80MHz) in grado di lanciare servizi 5G di ottima qualità, utilizzando gli stessi siti dove sono ubicate ad oggi le vecchie antenne. Perché è così importante per queste Aziende aggiudicarsi tali frequenze? Il motivo è molto semplice: sono di grande aiuto nelle grandi città come Roma o Milano dove le società delle telecomunicazioni possono aggiudicarsi tanti clienti tra imprese e privati. All’interno di questa banda, infine, esistono delle frequenze estese solo per 20MHz che non hanno la stessa resa delle prime sopra citate. Vediamo insieme a chi sono state assegnate!

 

Risultati per i blocchi da 80MHz 

Durante queste giornate si è sentita molto forte la presenza di Tim e Vodafone che sono riusciti ad aggiudicarsi i due blocchi da 80MHz, la banda più ambita, per 1,694 miliardi e 1,685 miliardi rispettivamente. Tra le loro assegnazioni troviamo anche le frequenze della banda 700 (che saranno disponibili nel 2022 in quanto devono essere liberate dai broadcaster) con un totale di 680,2 milioni per Tim e 683,2 milioni per Vodafone. Per quest’ultima banda spicca anche il nome di Iliad che è riuscita ad aggiudicarsela per 676,5 milioni.

 

Risultati per i blocchi da 20MHZ

I due blocchi da 20MHz disponibili sono andati nelle tasche di Wind Tre e Iliad per una cifra che verte sui 484 milioni di euro. Un solo blocco della banda millimetrica è stato aggiudicato da Fastweb per un investimento pari a circa 33 milioni di euro.

 

6,55 Miliardi nelle casse dello Stato 

Come abbiamo anticipato all’inizio, lo Stato ha visto superare di gran lunga le aspettative sull’introito economico che sarebbe derivato dalle aste sulle frequenze in 5G e che ammontava a circa 2,5 miliardi (previsti nell’ultima legge di bilancio). Tale somma, che verrà versata a scaglioni nelle casse dello Stato entro 4 anni, potrebbe andare a ridurre il debito pubblico, mentre per la parte eccedente (l’extragettito) ancora non è stata decisa una destinazione. Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico, ha dichiarato qualche giorno fa durante un convegno sul 5G organizzato da Huawei che l’equivalente dell’introito della gara “dovrà essere reinvestito in nuove tecnologie. […] Saranno soldi ben spesi, cercheremo di sviluppare il più possibile questa infrastruttura e ascolteremo gli operatori del settore”. Una promessa doverosa visto i precedenti che hanno riguardato l’asta per le frequenze 4G del 2011 dove l’extragettito di 1,6 miliardi doveva essere speso per misure a sostegno del Piano Banda Larga e, invece, sono andati nella manovra a favore del fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e a compensazione dei tagli ad alcuni ministeri.

Maurizio Festa

Maurizio si occupa di Web e di Mondo Digitale da parecchi anni, apre Supercellulari nel 2018 per provare a spostare l'asticella dell'interesse commerciale su argomenti meno noti alla massa è più di settore.

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