Facebook Viola Privacy: Fornirebbe Dati Sensibili a Apple, Netflix e colossi

Facebook viola privacy dati sensibili a Spotify Netflix e Amazon

Dopo lo scandalo di Cambridge Analytica le notizie diffamanti su Facebook continuano e sono ancor più disastrate delle precedenti. Il New York Times infatti, avrebbe addossato altre accuse al social di Zuckerberg, sostenendo che lo stesso avrebbe violato la privacy degli utenti condividendo dati con colossi informatici.

Il social network faccia libro infatti, è stato accusato dal giornale americano (dopo aver intervistato ex dipendenti e aver scovato numerosi documenti interni) di aver fornito dati sensibili ad aziende come Amazon, Netflix, Spotify, Microsoft ed Apple.

Facebook si difende dalle accuse: ecco i reati che avrebbe commesso nei confronti degli utenti

Facebook sembrerebbe esser ricascata negli errori precedenti sulla privacy, questa volta però Steve Satterfield (la figura che si occupa dei dati del social network) negherebbe di aver commesso violazioni agevolando le aziende citate in precedenza.

Ma quali sono le accuse effettuate dal New York Times? Ecco la lista:

Royal Bank of Canada, Netflix e Spotify

Alle tre imprese sarebbe stata assegnata la possibilità da parte di Facebook, senza consenso, di:

«Leggere, scrivere e cancellare i messaggi privati degli utenti. Privilegi che sembrano andare oltre quanto necessario alle compagnie per integrare Facebook nei loro sistemi».

Apple e Amazon accesso a informazioni riservate

Anche il colosso dell’e-commerce e Cupertino avrebbero ricevuto informazioni delicate sui contatti acquisiti nel tempo da Facebook.

Nello specifico, si parla di dati sensibili, quali: numeri telefonici, planning degli utenti, informazioni su indirizzi stradali anche degli amici degli utenti la cui privacy sarebbe stata violata.

Netflix e le aziende anch’esse accusate, si difenderebbero così

Ad intervenire sulla questione è stata anche Netflix, il quale un portavoce dell’azienda ha fatto sapere che nessuno avrebbe avuto accesso ai messaggi privati degli utenti di Facebook, senza il loro esplicito consenso, né tanto meno sarebbe mai stata fatta una simile richiesta.

Satterfield aggiunge:

«Nessuna partnership ha dato alle compagnie un accesso ad informazioni senza l’autorizzazione delle persone. Era necessario accedere all’account di Facebook per usufruire delle integrazioni offerte. Le persone potevano accedere ai loro account Facebook o a specifiche funzionalità di Facebook su dispositivi e piattaforme costruiti da altre società come Apple, Amazon, Blackberry e Yahoo. Questi sono noti come ’integration partner».

Infine il portavoce di Facebook fa sapere al New York Times, che prima gli utenti avevano accessi a strumenti più social per far sì che i propri interessi siano in linea con i contenuti Netflix, Spotify e altri tools che ad oggi non esistono più.

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